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Storia dell’arte e storia civile: secondo dopoguerra in Italia

“Storia dell’arte e storia civile: secondo dopoguerra in Italia”
una conferenza di Michele Dantini
del ciclo “L’Italia del lungo ventennio della ricostruzione. Dalla catastrofe al boom 1943 – 1968”
Fondazione Biblioteche Cassa Risparmio Firenze
Sala Convegni
via Bufalini 6, a Firenze
Martedì 9 dicembre 2025, ore 16,30
Si può certo convenire con Mack Smith, storico inglese che si è occupato a lungo dell’Italia tra Otto e Novecento: «il trauma del settembre 1943» non costituì de facto la «morte della patria». D’altra parte è innegabile che molti, al tempo, lo ritennero tale. Aspre valutazioni di quello che, sempre per Mack Smith, avrebbe dovuto essere il «periodo nuovo e più fiducioso» dischiuso dall’armistizio, in particolare dei Trattati di pace di Parigi o della Repubblica che si andava a instaurare, vennero non solo, ed è prevedibile, da parte di fascisti o ex fascisti come Volpe, Soffici o Sironi, Cantimori o Salvatore Satta, ma persino da parte di intellettuali antifascisti come Croce, Contini o Dionisotti. «Il giubilo per la fine del regime», ha scritto Francesco Perfetti, «si univa – in settori della borghesia, del clero, della stessa élite antifascista liberal-democratica e cattolica – ai timori per il futuro, a un certo oscuro “disagio”».
Per la particolare rilevanza che la riflessione sull’«arte» ha in Italia, nel periodo dell’entre-deux-guerres e non solo, nell’ambito dei processi di nation-building, una storia dell’arte che non sia cioè anche storia delle autorappresentazioni identitarie, storia della cultura e «mentalità» o addirittura storia del «sentimento religioso» considerato nelle sue mutevoli connessioni al mito politico, ai temi dell’«eredità culturale» o della «tradizione», risulterebbe incompleta e riduttiva anche se riferita al dopoguerra. Considerata da punti di vista per così dire “civili”, la storia dell’arte italiana negli anni che vanno dal 1943 al 1956 – termine ultimo, assunto qui convenzionalmente, a datare il periodo della Ricostruzione – aiuta invece a comprendere difficoltà e “resistenze”, da parte artistica e intellettuale, caratterizzanti il primo periodo repubblicano; getta luce sulle continuità sociali e culturali che si istituiscono pur entro drammatiche cesure politico-istituzionali; e contribuisce a chiarire l’effettiva difficoltà del nuovo Stato a creare consenso “motivando” su piani simbolici.
La conferenza di Michele Dantini fa parte del ciclo di incontri di Fondazione Biblioteche “L’Italia del lungo ventennio della ricostruzione. Dalla catastrofe al boom. 1943 – 1968”.
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Ogni partecipante riceverà in omaggio un libro edito dalla Fondazione
La conferenza sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube della Fondazione
