Fondo Roberto Ridolfi
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Nel 1990 la Cassa di Risparmio di Firenze ha acquisito la preziosa biblioteca del Marchese Roberto Ridolfi, una collezione libraria di inestimabile valore che esprime amore e grande passione verso i libri, quasi innalzati a oggetti di culto, come dimostra la collezione di gran pregio di 288 incunaboli e 267 cinquecentine. Ridolfi è, nel senso più ampio e completo, un umanista moderno: scrittore, elzevirista per il Corriere della Sera, bibliofilo raffinato, archivista, fondatore della “Rivista storica degli Archivi toscani”, esperto in paleotipi, direttore della “Bibliofilia”, studioso e storico dell’Umanesimo e del Rinascimento Fiorentino, come testimoniano i suoi scritti su Savonarola, Machiavelli e Guicciardini.
La sua biblioteca riunisce, oltre agli studi sull’Umanesimo ed il Rinascimento fiorentini, studi di archivistica, bibliologia e paleotipia e conta più di cinquecento esemplari di edizioni a stampa di metà Quattrocento, gli incunaboli, e del Cinquecento, le cosiddette cinquecentine. Numerosi volumi da lui posseduti sono stati fatti rilegare e personalizzare con le sue iniziali intrecciate e la maggior parte dei libri porta all’interno il suo ex-libris Ruperti de Ridolphis. La sua ricerca minuziosa e non casuale di edizioni di pregio con caratteristiche uniche e con rilegature preziose ha dato vita a questa inestimabile collezione.
Una posizione di particolare rilievo ricopre la sezione degli incunaboli – le prime edizioni a stampa che si collocano nella seconda metà del Quattrocento – che possiedono caratteristiche che li legano ancora ai manoscritti – tra i quali spicca per la sua eccellenza l’Hypnerotomachia Poliphili, un capolavoro dell’arte tipografica, un’edizione molto ricercata ed apprezzata dai bibliofili internazionali, pronti a spendere una fortuna per possedere uno di questi esemplari stampati dal celebre Aldo Manuzio nel 1499 a Venezia. Questa edizione deve la sua fama alla bellezza dei caratteri tipografici ed allo splendore delle xilografie, attribuite a vari pittori, tra i quali Mantegna e Raffaello, che hanno illustrato i paesaggi allegorici di quest’opera di difficile lettura. Altri incunaboli degni di nota per la bellezza delle xilografie e la preziosità delle legature, oltre al valore dei testi, sono: La Commedia, commentata da Cristoforo Landino, la Giostra di Lorenzo de’ Medici messa in rima da Luigi Pulci (anno MCCCCXVIII), alcune opere di Cicerone come le Orationes Philippicae e le Epistolae ad familiares e le Vitae Caesarum di Svetonio.
La consistenza complessiva del Fondo è di 6.091 volumi, di cui 878 monografie antiche oltre agli incunaboli ed alle cinquecentine. È in corso la digitalizzazione dei volumi più preziosi; 20 sono già visibili sul sito della Fondazione ed è possibile sfogliarli pagina per pagina per poterli leggere ed ammirare la bellezza delle illustrazioni come dal vero.
